sabato 29 ottobre 2011

IL VOLO - Il volo - 1974 - Pagina aperta a tutti i visitatori



Rock progressivo italiano

Alberto Radius - electric guitar, acoustic guitar, electtric sitar, vocals
Mario Lavezzi - acoustic guitar, 12 string guitar, electric guitar, vocals
Vince Tempera - piano, electric piano, clavinet
Gabrile Lorenzi - organ, moog
Roberto Callero - bass
Gianni Dall'Aglio - drums, pecussion, vocals

Se per caso qualcuno di Voi non avesse mai ascoltato né sentito nominare "Il Volo", potrebbe cominciare leggendo semplicemente i pedigree dei vari componenti: vi accorgereste in fretta di avere a che fare con l'essenza stessa del rock Italiano. Alle chitarre troviamo l'ex Formula Tre Alberto Radius, al basso Roberto "Bob/Olov" Callero proveniente dagli Osage Tribe e Duello Madre, alla batteria l'ex- Ribelli Gianni dall'Aglio e alla voce Mario Lavezzi, già Camaleonti e Flora Fauna e Cemento.
Chiudono in bellezza i tastieristi Gabriele Lorenzi, anch'egli dalla Formula Tre, il maestro-compositore Vince Tempera (ex Pleasure Machine) e nientemeno che Mogol per i testi. E' ovvio che una formazione così non potesse che attirare una certa attenzione presso gli appassionati del genere, e che dovesse necessariamente restituire tale curiosità, in forma di prodotto finito. L'album "Il Volo" esce di fatto nel 1974 ed ha subito un ottimo riscontro: questo non solo per l'eccellenza dei singoli componenti, ma soprattutto per un sound che, pur annoverato nel prog, stemperava con classe le asperità sonore dei loro colleghi più "militanti" (Area, Banco, Pfm ecc.). Il tutto, senza dimenticare che il '74 non era stato un anno particolarmente florido per il Pop Italiano per cui, per "Il Volo", diventava facile svettare su lavori più modesti, o semplicemente "di transizione". Ed è proprio in questo contesto di passaggio tra le forme più "pure" del progressivo (quelle del 1973) e quelle più intrise di Jazz-Rock che si ascolteranno dal 1975 in poi, che si contestualizza il lavoro del sestetto milanese. Di fatto, sin dall'ascolto del primo brano ("Come una zanzara") si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un "prog" molto più "amichevole" e semplificato rispetto agli standard passati: il tutto senza rinunciare però ai virtuosismi sonori a cui questo genere ci aveva abituato. Strumentalmente si fanno notare il costante ed eccellente basso di Callero, le tastiere di Tempera (che, pur se basate sul Piano Rhodes, si concedono a tratti a suoni più "osèe") e le pregevoli rifiniture di Radius che, nel finale di "I primi respiri", si possono apprezzare in tutta la loro poesia. Lo stesso Radius, ricordiamo, sperimenterà in "Sonno" quella formula compositiva che gli darà molte soddisfazioni nella sua futura luminosa carriera solista. Nel complesso un album epocale proprio (ed almeno) per essere stato sintomatico di un cambiamento ed averlo fissato, anche conflittualmente, nella storia del Rock italiano.
recensione web

Il volo - 1. Come una zanzara
Il volo - 2. La mia rivoluzione
Il volo - 3. Il calore umano
Il volo - 4. Il canto della preistoria
Il volo - 5. I primi respiri
Il volo - 6. La canzone del nostro tempo
Il volo - 7. Sonno
Il volo - 8. Sinfonia delle scarpe da tennis

tnx pulse123 - repost di una pagina del settembre 2009
informazioni su dopobasta.blogspot.com
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altre pagine dedicate al rock progressivo italiano
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3 commenti:

vitodibiasi ha detto...

Rock progressivo italiano

Alberto Radius - electric guitar, acoustic guitar, electtric sitar, vocals
Mario Lavezzi - acoustic guitar, 12 string guitar, electric guitar, electric mandolin, vocals
Vince Tempera - piano, electric piano, clavinet
Gabrile Lorenzi - organ, moog
Roberto Callero - bass
Gianni Dall'Aglio - drums, pecussion, vocals

Se per caso qualcuno di Voi non avesse mai ascoltato né sentito nominare "Il Volo", potrebbe cominciare leggendo semplicemente i pedigree dei vari componenti: vi accorgereste in fretta di avere a che fare con l'essenza stessa del rock Italiano. Alle chitarre troviamo l'ex Formula Tre Alberto Radius, al basso Roberto "Bob/Olov" Callero proveniente dagli Osage Tribe e Duello Madre, alla batteria l'ex- Ribelli Gianni dall'Aglio e alla voce Mario Lavezzi, già Camaleonti e Flora Fauna e Cemento.
Chiudono in bellezza i tastieristi Gabriele Lorenzi, anch'egli dalla Formula Tre, il maestro-compositore Vince Tempera (ex Pleasure Machine) e nientemeno che Mogol per i testi. E' ovvio che una formazione così non potesse che attirare una certa attenzione presso gli appassionati del genere, e che dovesse necessariamente restituire tale curiosità, in forma di prodotto finito. L'album "Il Volo" esce di fatto nel 1974 ed ha subito un ottimo riscontro: questo non solo per l'eccellenza dei singoli componenti, ma soprattutto per un sound che, pur annoverato nel prog, stemperava con classe le asperità sonore dei loro colleghi più "militanti" (Area, Banco, Pfm ecc.). Il tutto, senza dimenticare che il '74 non era stato un anno particolarmente florido per il Pop Italiano per cui, per "Il Volo", diventava facile svettare su lavori più modesti, o semplicemente "di transizione". Ed è proprio in questo contesto di passaggio tra le forme più "pure" del progressivo (quelle del 1973) e quelle più intrise di Jazz-Rock che si ascolteranno dal 1975 in poi, che si contestualizza il lavoro del sestetto milanese. Di fatto, sin dall'ascolto del primo brano ("Come una zanzara") si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un "prog" molto più "amichevole" e semplificato rispetto agli standard passati: il tutto senza rinunciare però ai virtuosismi sonori a cui questo genere ci aveva abituato. Strumentalmente si fanno notare il costante ed eccellente basso di Callero, le tastiere di Tempera (che, pur se basate sul Piano Rhodes, si concedono a tratti a suoni più "osèe") e le pregevoli rifiniture di Radius che, nel finale di "I primi respiri", si possono apprezzare in tutta la loro poesia. Lo stesso Radius, ricordiamo, sperimenterà in "Sonno" quella formula compositiva che gli darà molte soddisfazioni nella sua futura luminosa carriera solista. Nel complesso un album epocale proprio (ed almeno) per essere stato sintomatico di un cambiamento ed averlo fissato, anche conflittualmente, nella storia del Rock italiano.
recensione da classikrock.blogspot.com

1. Come una zanzara (4:21)
2. La mia rivoluzione (3:58)
3. Il calore umano (4:43)
4. Il canto della preistoria (4:34)
5. I primi respiri (3:52)
6. La canzone del nostro tempo (4:14)
7. Sonno (4:08)
8. Sinfonia delle scarpe da tennis (2:56)

vitodibiasi ha detto...

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vitodibiasi ha detto...

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